Sardegna terra di centenari

Il Professor Alessio Tola chiarisce le cause della diffusa longevità nelle Zone Blu dell’Isola

Che la Sardegna fosse un paradiso vacanziero era noto da tempo, che lo fosse anche per viverci è invece una novità degli ultimi quindici anni. Anzi a essere precisi più che un paradiso sarebbe un pre-paradiso: dagli studi di un gruppo di ricercatori, nell’ambito di una strategia integrata di tipo multidisciplinare, è infatti emerso che i sardi vantano un indice di longevità tra i più elevati al mondo. È un discorso quasi paradossale se si considera che sino alla metà del secolo scorso l’Isola al centro del Mediterraneo occidentale era considerata insalubre e addirittura pestilente, spesso scelta come terra d’esilio e detenzione per chi meritava severa e umiliante punizione. Ma quella terra dove dominavano miseria e abbandono, che già preoccupava Cicerone nel I secolo a.C., è ora diventata uno dei luoghi dove la vita umana si manifesta nella sua massima estensione, con prove tali da divenire oggetto d’interesse mondiale.

Varcati i confini del mondo scientifico, la longevità sarda ha suscitato l’interesse dei media internazionali. Indagare sugli elementi che consentono di mantenersi sani ed efficienti anche in età avanzata è lo scopo della spedizione statunitense che è stata nell’Isola nell’ultima settimana di marzo. Il giornalista-esploratore del National Geographic Dan Buettner, già promotore del tema a livello globale, Cynthia McFadden e Jake Whitman dell’emittente televisiva Nbc sono stati i protagonisti dell’evento organizzato dalla Camera di Commercio di Sassari, con il patrocinio dell’assessorato regionale al Turismo e il supporto tecnico di Smeralda Consulting. Sei giorni in Italia per visitare Mores, Mamoiada, Assemini, Perdasdefogu, Villagrande Strisaili, Oliena. Su e giù per la Sardegna, che da terra selvaggia e inospitale si ritrova ora a essere considerata l’Eden terreno per via del cospicuo numero di anziani in salute. Marziale diceva che la cosa migliore non consiste nel vivere a lungo, ma nello star bene. La Sardegna permette di farle entrambe.

Per studiare la longevità, accertata oltre che in Sardegna in altre tre zone del mondo, quali l’isola di Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya nel Costa Rica e l’isola di Icaria in Grecia, la comunità scientifica ha puntato su una strategia integrata che considera le varie ipotesi esplicative in una prospettiva unitaria. Il gruppo di ricercatori nato intorno alla figura di Gianni Pes, docente del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, ha indagato sia sul fenomeno della ‘longevità’ in sé sia sulle implicazioni economiche e socio-culturali che essa comporta. L’anziano è visto come una risorsa della comunità; non è insomma un invalido del tempo ma piuttosto un rappresentante del tempo. È un prestigio che deriva dalla saggezza, che scaturisce dall’esperienza, e che si concentra nelle cosiddette Zone Blu. Il termine, che prende spunto dal colore con il quale gli studiosi evidenziavano tali territori sulle carte, indica quei distretti dove si concentra la longevitàcome fenomeno che interessa una pluralità di individui residenti nella stessa area geografica. Si parla infatti in tal senso di longevità di popolazione, costituita da diversi fattori, ereditari, comportamentali e socio-culturali, quali l’alimentazione, l’attività fisica, il dispendio energetico. Come spiega meglio il professor Alessio Tola, docente di ‘Tecnologia e struttura dei processi produttivi’ presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università degli Studi di Sassari, nonché padrone di casa pochi giorni fa durante la visita della delegazione Usa nell’Isola: “Le Zone Blu sono aree caratterizzate da un’economia agropastorale, da un sistema di vita che sicuramente è faticosoma che ha un livello di stress basso, legato alla civiltà moderna. Un sistema di vita che è collegato a tradizioni alimentari che si perdono nella notte dei tempi e che quindi restituiscono in qualche modo un legame territoriale dato da una componente di salubrità dovuto alla stessa matrice alimentare, quindi con pochissime alterazioni e con cibi estremamente naturali, poco artefatti. La caratteristica principale è insomma proprio la semplicità della civiltà”.

Per la salvaguardia delle Zone Blu è sempre più palese la necessità di una valorizzazione della memoria agro-alimentare. Spiega ancora il professor Tola: “È assolutamente necessario tutelare i valori di tradizione e identità. C’è insomma l’esigenza di prolungare la caratterizzazione, e quindi riscoprire ciò che è tipico, dar risalto a ciò che ha consentito di vivere in maniera serena, senza stress, con buone abitudini e ripetitività degli eventi”. Tralasciando quei pericolosi fenomeni di transizione alimentare, come ad esempio il junk food, nati col manifestarsi della globalizzazione, anche se il docente di scienze merceologiche in merito non si sbilancia: “Non ci sentiamo di parlare di pericolosità, né di fare altre affermazioni forti di questo tipo. Noi verifichiamo i sistemi longevi come quelli che comunque hanno mantenuto un’identità, una tradizione. Non ci piace discostarci da questi sistemi. Tuttavia sicuramente non possiamo neanche non rilevare la caratterizzazione alimentare delle aree più longeve”.

E a proposito di alimenti e bevande, già un anno fa in America si era parlato con insistenza della longevità sarda, per bocca di Mehmet Oz, uno dei chirurghi più famosi degli States. Medico ma anche conduttore televisivo, nel suo programma ‘The Dr. Oz Show’, nel quale elargisce consigli legati alla scienza della salute, lo specialista aveva affermato che uno dei segreti dell’eterna giovinezza è il consumo di cannonau, uno dei più tipici e famosi vini sardi, per via del procyanidinis, potentissimo antiossidante. Il commento di Tola: “Tutti i vini rossi hanno una componente di antiossidanti che sicuramente può aiutare alcune fasi della vita. Certamente, nella stessa tradizione alimentare di molte aree che abbiamo esaminato, il consumo di vino è ben presente. È tuttavia pericoloso asserire che il Cannonau rispetto a un altro vino abbia delle caratteristiche peculiari che facilitano le aree della longevità. Non ha senso dire che il Cannonau è migliore del Carignano o del Cagnulari. I vini rossi presentano una buona conta di antiossidanti e come tali possono essere considerati, se opportunamente dosati, quindi nelle appropriate quantità, una delle componenti alimentari delle Zone Blu isolane. Il principio che deve passare necessariamente è che le aree longeve vivono un principio di equifinalità, nel quale le cause che hanno portato ad avere delle aree con forte incidenza di centenari sono moltissime e molteplici. Non si può parlare di una causa unica e non si può parlare di un panel standard e fisso di variabili che portano a determinare le aree longeve. Abbiamo constatato che nel mondo questo panel varia, anche in funzione della stessa tipicità e tradizione”.

Il vino è quindi soltanto uno dei componenti la dieta a base di tipicità che garantisce ai sardi l’elisir di lunga vita. Con esso ci sono tanti altri prodotti, quali ad esempio il pane pistoccu, l’olio extravergine, il prosciutto d’Ogliastra, i culurgiones. Cibi sani ovviamente, da ingurgitare nelle giuste proporzioni, come certifica ancora il docente sassarese: “La ricetta consiste nell’assumere prodotti naturali nelle dovute quantità, nelle dosi indispensabili a una vita che consenta di consumare profittevolmente, in funzione delle attività svolte, quel tipo di prodotti. Durante il tour con la delegazione statunitense siamo stati a Oliena per un banchetto multigenerazionale. Al tavolo alcuni commensali ci hanno raccontato di mangiare quasi quotidianamente pane, lardo e pancetta durante l’attività agropastorale, che comunque nel corso della giornata porta a bruciare tutte le calorie prodotte da questi alimenti. La dieta include anche vegetali, di tipo spontaneo, che il pastore nella sua attività quotidiana mangia quasi incidentalmente ma quotidianamente, in funzione di ciò che trova. Non parliamo di una dieta vegetariana, ma di una dieta che include anche il consumo giornaliero di pane carasau, di carne, di grassi contenuti nella lavorazione dei prodotti di derivazione svolta dai pastori, tipica di quella zona. È evidente come questi grassi, ingeriti nel contesto di una vita che consente il consumo delle calorie prodotte, non creano alcun problema; se invece fossero ingurgitati nell’ambito di una vita sedentaria potrebbero avere effetti ben diversi. L’esempio di Oliena è emblematico e funziona anche associando ai grassi il consumo di vino, nel caso specifico Cannonau Nepente, in una combinazione che diventa componente essenziale di quella dieta”.

Stile di vita e caratteristiche ambientali influiscono sul fenomeno per il 75%, il restante 25% dipende invece da fattori ereditari. Una combinazione perfetta, un mix complesso che sembra quasi certificare, anzi sigillare nell’isola la longevità sarda. Che non è comunque un fenomeno solo recente. Vari scrittori, sia sardi che stranieri, hanno lasciato resoconti che attestano, nonostante le spesso sfavorevoli condizioni ambientali e sociali, non solo le buone condizioni di salute della popolazione arcaica, ma anche l’esistenza di casi di longevità eccezionale. Come ad esempio quella del frate minore Anastasio Melis, nato a Galtellì, paesino della costa nordorientale sarda, citato nel 1863 da tale George Rolleston, professore di anatomia e fisiologia di Oxford, nell’articolo di una rivista medica inglese. La spedizione statunitense, che nel sito dedicato (www.bluezones.com) spiega quanto e come il team di ricercatori viaggi nel mondo per identificare hotspots di longevità e carpirne i segreti – ‘Siamo in missione per aiutare le persone a vivere più a lungo, meglio’ è il lapalissiano motto –, sottolinea in merito l’importanza di uno stile di vita sano. Gli studiosi americani precisano che «l’isolamento della Sardegna ha aiutato la popolazione a conservare un lifestyle tradizionale. I sardi ancora cacciano, pescano e raccolgono in prima persona il cibo che mangiano. Mantengono stretti legami con amici e familiari per tutta la vita, dedicando molto tempo all’allegria e al vino. Nell’esercizio di queste attività compiono anche l’allenamento fisico, ma recuperano con una siesta quotidiana. Ingurgitano tanti antiossidanti bevendo tè alle erbe e seguendo una tipica dieta mediterranea». Ora, interpretando a dovere anche i passaggi che danno quasi un’idea di frivolezza ben lontana dalla durezza della vita pastorale, l’idea di copiare la ricetta vincente è assolutamente condivisibile, encomiabile. Tuttavia gli americani stessi aggiungono poi che sono «anche le abitudini, non solo l’ereditarietà, la chiave per una lunga vita». La precisazione è d’obbligo: «I sardi godono della mutazione M26, legata alla longevità eccezionale, con tassi molto più alti rispetto alle altre popolazioni. A causa dell’isolamento geografico della Sardegna, i geni dei sardi sono rimasti in gran parte ‘puri’, il che aiuta a spiegare perché l’isola vanti quasi 10 volte più centenari pro capite rispetto agli Stati Uniti». La peculiarità biologica della popolazione sarda sarebbe quindi una conseguenza della deriva genetica e dell’isolamento. A sostegno di questa tesi vi sono i dati relativi alla mutazione M26 del cromosoma Y, quantificabile nel 33-41% rispetto alle altre popolazioni dell’Europa continentale e dell’area mediterranea.

I menzionati dati riguardanti la genetica, e quindi l’ereditarietà, interessano tutta la Sardegna ma raggiungono l’incidenza più rilevante nella cosiddetta ‘Area arcaica’, ovvero l’area centro-orientale dell’Isola, proprio dove sono localizzate Ogliastra e Barbagia, le cosiddette Zone Blu. Ma il viaggio della spedizione statunitense ha fatto tappa anche ad Assemini, paese in periferia di Cagliari, dove ha sede la Comunità mondiale della longevità. Si tratta di un network internazionale di cui fanno parte alcune regioni del mondo nelle quali il fenomeno è diffuso. Con le province di Cagliari e Ogliastra fanno parte della partnership la prefettura di Okinawa (Giappone) e l’area della Corea del Sud identificata dall’acronimo Gu.Gok.Sun.Dam. Anche ad Assemini si registrano sporadici ed eccezionali casi di longevità, ma solo come caratteristica isolata degli individui. Allo stato attuale degli studi, infatti, i dati non consentono di parlare di allargamento della Zona Blu sino al profondo Sud isolano. I dati analizzati in quasi un ventennio di ricerche limitano l’area a Ogliastra e Barbagia, dove la prevalenza è circa 5 volte superiore rispetto al resto d’Italia e d’Europa, con particolare concentrazione nei paesi sotto i mille abitanti e il Comune di Villagrande Strisaili primattore assoluto. La cultura alimentare sarda ha d’altronde storicamente presentato, nonostante si parli di un’isola, un notevole grado di eterogeneità dovuto alle caratteristiche locali del territorio. Stanti le comunque salutari realtà del territorio sardo escluso e i neanche troppo rari casi di longevità individuale fuori dall’area Blu, non è insomma poi così bizzarro che sia stata la popolazione di montagna a saper conservare più a lungo le tradizionali abitudini alimentari e un territorio incontaminato, garantendosi così anche una longevità più marcata. Chi non vive nell’Isola invece per ora dovrà accontentarsi di altri contemporanei fenomeni demografici globali, quali aumento di speranza di vita e sopravvivenza degli ottuagenari. A essi non si può comunque negare il più frequente e sincero augurio sardo: ‘A chent’annos’ (a – compiere – cento anni)!

STAMPA NAZIONALE
data articolo: 
07 Aprile 2015
lindro.it